Come sopravvivere alle elezioni USA


Per chi negli ultimi due mesi avesse avuto la fortuna di trovarsi in qualche sperduto villaggio africano o nelle più remote campagne cinesi: questa notte gli Stati Uniti votano. Blu o rosso, democratici o repubblicani, Barack Obama o Mitt Romney? Al popolo a stelle strisce l’ardua scelta. Per non sfigurare nelle conversazioni pseudo-colte che di certo vi toccherà affrontare in serata se mettete un piede fuori casa, ecco qui una mini guida da sfoderare al momento giusto.

Il secchione Non vince chi prende più voti. Più di 200 anni fa i padri fondatori hanno inventato un sistema elettorale indiretto: i cittadini dei 50 stati più il Distrit of Columbia eleggeranno i 538 grandi elettori che compongono il collegio elettorale degli Stati Uniti e che sono già impegnati sulla parola per votare uno dei due candidati alla presidenza. Il numero di grandi elettori si basa sul numero dei seggi del congresso, dove oggi siedono 100 senatori e 435 deputati. Per vincere, il candidato deve aggiudicarsi il voto di almeno 270 grandi elettori. Ma è ancora più complicato di quel che può apparire a una lettura distratta. In quasi tutti gli stati, il candidato che ottiene la maggioranza dei grandi elettori si aggiudica tutto il collegio elettorale. E visto che la maggior parte degli stati ha già deciso per chi votare, la battaglia si combatte negli stati in bilico (swing state, per gli esterofili): Colorado, Virginia, Iowa, Wisconsin, Florida, Ohio e New Hampshire.

L’ecologista Sandy non è il titolo di una canzone ma uno degli uragani più devastanti degli ultimi tempi. Ma non è l’unico, anzi. L’elenco degli eventi climatici estremi si allunga rapidamente. Secondo uno studio dell’Accademia statunitense delle scienze, Pnas, avanza la tesi della responsabilità del riscaldamento globale: gli anni caldi, sempre più frequenti, sono associati agli uragani più devastanti. E’ legittimo chiedersi perché Obama non ha mai affrontato il tema durante la campagna elettorale. Più facile immaginare perché non l’abbia fatto Romney. E già che ci siete non guasta un accenno al Protocollo di Kyoto, un trattato internazionale che impegna gli oltre 160 stati aderenti a ridurre le emissioni inquinanti. Gli Stati Uniti, responsabili del 36,2 per cento del totale delle emissioni, non ne hanno mai fatto parte. E non pare abbiano intenzione di cambiare idea.

Il menefreghista Non vergognatevi. Sappiamo che dentro ognuno di voi (e di noi) c’è una vocina che dice: ma che cosa me ne frega? Perchè dovrei appassionarmi al voto negli Stati Uniti? Che poi se vince Obama hannno fatto un gran casino per niente. Se siete in difficoltà, cavalcate l’onda dell’indignazione. Citate uno qualsiasi degli scandali degli ultimi mesi. Rispolverate Fiorito, se serve potete citare anche il Trota, dipende dalla platea. Con aria seria e afflitta, ricordate a tutti che tra un po’ le elezioni ci saranno anche qui. Organizzate un exit poll tra amici. Ce n’è per tutti i gusti, da Beppe Grillo a Berlusconi, tra poco ci sono le primarie e – se proprio non riuscite a cambiare discorso – i  parallelismi con Renzi si sprecano. Il successo è assicurato.

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2 commenti

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2 risposte a “Come sopravvivere alle elezioni USA

  1. Simpatico (anzi, “diverso”, rispetto a molti pezzi banali sulle elezioni Usa). PS la domanda che ci ponevamo online con altre persone è: ma perché, se moltissimi sondaggi danno Obama per favorito, in Italia si dice invece che “può accadere di tutto”, risultato “in bilico”, “chissà chi vincerà” etc? La suspense per vendere il “prodotto” vale più della verità? Un saluto

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