Billy Collins, quando la poesia è canto leggero di vita e ironia


Se fosse possibile usare una parola sola per descrivere la poesia di Billy Collins, il poeta più popolare d’America secondo il New York Times, la più adatta sarebbe ‘immediatezza’. Il suo verso è un’esperienza diretta e chiara per il lettore, in grado di abbattere tutte le barriere che gli impediscono di vedere più in là, di andare oltre. Portandolo dove non si aspetta di andare.

Lo ha potuto sperimentare il pubblico riunito sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Portonovo di Ancona, per il primo appuntamento de ‘La punta della Lingua’, festival che da sette anni anima le estati della città. Con Collins siamo lontani anni luce dalle esperienze ermetiche e chiuse di tanta parte della poesia del secolo scorso, ma anche dalle esperienze più classiche, legate a una metrica rigida e a un contenuto stretto tra versi chiusi, condizionanti. La sua ha bisogno di tutt’altro per esprimersi.

Quando viene letto, il verso di Collins va subito incontro al lettore. Il poeta vuole comunicare con lui. E vuol parlare della vita vissuta ogni giorno, qualunque essa sia: così nella sua poesia c’è anche spazio per un cane che pensa all’invecchiamento del padrone, in un gioco di piani al rovescio.

E appare anche la figura di un ragazzo che ricorda il regalo improvvisato per la madre: uno scoubidou, un semplice scoubidou, per ringraziarla di ben altro regalo da lei ricevuto, la vita. Una sproporzione di immagini, all’apparenza; eppure Collins lavora anche sul contrasto,   per creare un significato forte, netto, preciso. Contrasto che si sente anche in“Consolazione”, in cui si rallegra di aver perso un aereo e di aver evitato così un impegnativo viaggio in Italia.

Il pubblico ascolta, apprezza, ride: l’ironia leggera del poeta, che non è riso privo di senso, vola sopra ogni argomento, riuscendo a catturare l’attenzione di chi ascolta e guarda. Perché con Collins anche l’occhio può partecipare a un’esperienza poetica intensa, quella delle sue video-poesie: qui la parola si fonde all’immagine con semplicità disarmante e il contenuto passa al pubblico attraverso due canali, quello visivo e quello uditivo, raddoppiando la sua forza. Alla realizzazione dei video hanno contribuito importanti studi di animazione americani; e la fusione tra parola scritta e tecnologia ha portato a un risultato affascinante, a una nuova modalità d’espressione, ancora tutta da sperimentare.

C’è la vita nelle poesie di Collins e c’è la morte, perché, come detto da lui stesso, queste si leggono ‘anche ai funerali’, ma non certo per piangere. E la grazia ironica e mai banale che le accompagna alleggerisce temi anche pesanti, quali quello della scomparsa di una persona cara o di una morte di tipo diverso, la perdita della memoria, come in ‘Dimenticanza’.

Alla fine, c’è ancora spazio per una riflessione leggera e densa sul tempo spensierato della giovinezza, in cui tutto deve ancora venire e le energie sono ancora tutte riposte nella persona, pronte a ‘esplodere’, come quelle degli adolescenti prodigio dei secoli passati, tra cui Schubert. Sotto gli occhi bonari del genitore, ecco l’immagine di un figlio che cresce nella sua normalità. E l’ultimo verso per il pubblico non è che un pensiero d’amore per il ragazzo che davanti a sé ha tutta la vita: “Noi pensiamo che tu sia speciale così come sei, mentre giochi col cibo e guardi nel vuoto”.

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