Se ne va un pezzo della “Squadra del secolo”


di Massimiliano Cocchi
Bovolenta te lo ricordi per quel nome, Vigor, in onore di un trapezista russo. Un nome che sembra tutt’uno con il cognome: VigorBovolenta. Te lo ricordi perché la sua generazione ha fatto innamorare l’Italia, della pallavolo e non solo. Chiamatela generazione di fenomeni, chiamatela Squadra del secolo.

Generazione di fenomeni è un termine sportivo usato per la nazionale italiana di pallavolo che nel corso degli anni Novanta spezzò il dominio dei paesi dell’est europeo. C’erano Bernardi e Gardini, Tofoli, Giani e Sartoretti e poi c’era lui, Vigor Bovolenta. Un centrale di 202 centimetri, uno dei più giovani e dei più sfrontati nella pallavolo italiana. Lo sa bene Giani. Bovolenta gli schiacciò in testa durante un allenamento. Litigarono e poi divennero grandi amici.

Vigor te lo ricordi per quella maschera sul naso che lo aveva reso famoso. Era il 1996 e Julio Velasco lo mandò in campo in quella finale drammatica di Atlanta 96. Vigor vinse l’argento olimpico giocando con il naso rotto. Aveva 21 anni e quello sarebbe stato il primo di tanti trofei con la maglia azzurra. Una maglia che aveva abbandonato dopo Pechino 2008 con una lettera commovente.

Vigor te lo ricordi perché dopo una carriera al vertice aveva scelto Forlì, in B2. Noi “il Bovo” ce lo ricorderemo così, con sette ori in spalla e l’ultimo salto, il più alto di tutti.

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