Torino, alla stazione di Porta Nuova vanno in scena i No Tav. E tanta, tantissima polizia


Porta Nuova, ore 11.30. Gli studenti No Tav hanno occupato i binari del Frecciarossa. Sono trecento, tutti ragazzini, con le bandiere sulle spalle. E questa è la notizia. Fuori, schierati, in tenuta anti sommossa, ci sono una marea di poliziotti e una decina di mezzi blindati. Decisamente un po’ troppi.

Vi è mai capitato di cercare il maledetto pulsante per aprire un portoncino e non trovarlo mai? A me sì. Lo cerchi ovunque, sopra e sotto la maniglia, lì di fianco. Introvabile. Poi fai qualche passo indietro, ti guardi intorno e lo trovì a metà  della rampa delle scale. Fare un passo indietro e guardare da le cose da un’altra prospettiva è un buon esercizio.

Mi lancio in una (facile) previsione: domani mattina troverete sui giornali la foto dei ragazzini seduti sui binari avvolti nelle bandiere No Tav. E questa è la notizia. Le telecamere vi mostreranno pendolari indignati, che sbraitano contro gli studenti, categoria per definizione sfaccendata che blocca i treni ostacolando chi invece deve andare a lavorare. Immagini di repertorio, collaudate.

Fuori dalla stazione, la situazione è piuttosto surreale: la strada è chiusa e il percorso di tutti i mezzi pubblici sono stati deviati. Le strade sono presidiate da centinaia, senza scherzare centinaia di uomini in tenuta anti sommossa e una decina di mezzi. I passanti si fermano ammutoliti, e si chiedono che cosa sta per succedere. Sta per arrivare un corteo? E’ l’invasione degli unni? In mezzo alla strada, un piccolo presidio. Saranno dieci persone che sventolano una bandiera, neanche da dirlo, No Tav.

I passanti brontolano. Ma cosa ci fa tutta questa polizia, saranno mica qui per i dieci ragazzini in mezzo alla strada? Si preoccupano. No, è impossibile, starà per arrivare un corteo. Saranno i No Tav. Un ragazzo si lamenta, ha una casa per le vacanze in Val Susa e non ci può più andare. Poi quasi a scusarsi aggiunge che si, certo, il diritto di manifestare ce l’hanno tutti. E il vecchietto al suo fianco, che dovrà camminare fino alla prossima fermata del bus, annuisce. Certo, sono giovani, se non si lamentano loro. Quanta polizia però. Siamo sicuri che non stia per succedere qualche cosa di brutto?

Passa una mezz’oretta, non succede niente, la gente continua a passare e a fermarsi a guardare sbigottita l’imponente schieramento. Escono dalla stazione un centinaio di ragazzini, con la musica, gli slogan, le bandiere e se ne vanno, in fila, composti. E’ tutto finito.

Torno dentro alla stazione, una piccola folla intorno a una signora che si lamenta sbraitando per i ritardi dei treni davanti a una telecamera. Poco lontano una signora anziana con un’enorme valigia si lamenta con il marito. Deve obliterare il biglietto e come sempre, e dico sempre, c’è una macchinetta funzionante ogni tre: il suo treno sta per partire e lei è costretta a fare su e giù alla ricerca della macchinetta perduta. Davanti al tabellone un ragazzo commenta serafico i ritardi sul tabellone: “Per una volta so perchè i treni sono in ritardo”. Ma lo dice con un sorriso, a bassa voce e la telecamera non se ne accorge.

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