L’irresistibile leggerezza di zuppe & sformatini


Pepe. Pepe nero. L’ha detto. Mi dispiace Marìka: il pepe non è tra gli ingredienti che compongono la ricetta. Togliti il grembiule. Per te Masterchef finisce qui. Se ne va quella che stava antipatica a tutti, il ragazzo dolce, per ora, è salvo. Che sollievo. L’avranno fatto apposta? Come si fa a dire pepe? Era una zuppa di pesce, perché non ha detto prima qualcosa di più facile? Ma che importa: a Masterchef giustizia è fatta.


Avevo giurato di smettere, ma non è possibile. E’ successo anche con questo, nonostante un iniziale sospetto: troppa competizione e poche ricette. Qui, tre chef supponenti insultano deliberatamente i concorrenti, li fanno piangere, sbattono i loro piatti nella pattumiera. Insostenibile, si direbbe. E invece, Masterchef Italia è salito sul podio dei miei programmi di cucina (in evidente ritardo, visto che siamo alle repliche e si sa già chi ha vinto…).

Pare che tutto sia partito da La prova del cuoco, ma la Clerici, il suo pubblico e le canzoncine sono veramente troppo, per tutti. Poi è arrivato Chef per un giorno, davvero appassionante. Al primo posto della mia classifica. Un personaggio famoso prepara una cena in un ristorantino romano con l’aiuto dei cuochi inventando nomi fuorvianti. Fiammetta Fadda, così magra che tutto potrebbe sembrare tranne che una critica gastronomica, sbocconcella e inventa aggettivi sfiziosi per ogni portata, mentre Leonardo Romanelli aggredisce eccitato tutti i piatti carnosi e rustici, (meglio se toscani) e osserva con sincera tristezza gli esperimenti chic e slavati.

Anche Cortesie per gli ospiti è gratificante, anche se non strettamente culinario. Due coppie si sfidano per il migliore invito a cena, così ci si può immedesimare durante tutto il percorso, dalla spesa alla presentazione dei piatti. E poi c’è lui, il fascinoso Gordon Ramsay, biondo e insopportabile, con il suo Hell’s Kitchen. Prima del Tg de La7 ci si possono concedere cinque minuti (ma non di più) dei Menu di Benedetta, e poi dare una rapida occhiata a Cuochi e Fiamme.

Insomma, un vero attentato a un uso utile del tempo libero. Che funziona alla meraviglia, considerata la proliferazione di questi programmi (ce ne sono decine, ma non voglio neanche saperlo). Perché sono così confortanti. C’è forse qualcosa che può andare storto mentre Alessandro Borghese affetta una cipolla? Concreti, lineari, e però non così stupidi: parliamo di gastronomia, non di tronisti: forse siamo ancora dalla parte giusta. Ed è bello pensare “adesso questa me la segno così la rifaccio”, anche se non succederà, perché il tempo è così poco, e come mai sei lì davanti alla televisione invece che ai fornelli?

Oh, a Masterchef USA hanno appena scoperchiato il mistery box: c’è un enorme granchio vivo che si muove, fissa i cuochi sfregando le chele, sembra che li preghi di essere risparmiato. Questo è davvero troppo, non ci riuscirei mai. Soffro. Una ragazza indiana ha una crisi isterica: per la sua religione ogni essere vivente ha un anima, e io mi sento intimamente d’accordo con lei. Ma Masterchef viene prima della vita. Si asciuga le lacrime, solleva il coperchio. E’ finita.

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2 commenti

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2 risposte a “L’irresistibile leggerezza di zuppe & sformatini

  1. Sara

    Hai ragione: cosa c’è di più appagante che abbandonarsi alle proprie debolezze?

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