Marie Colvin: il coraggioso racconto in prima linea


Due giornalisti e un fotografo sono stati uccisi a Homs in Siria. Si tratta di Marie Colvin, Sunday Times, Remi Ochlik, fotografo francese, e Rami al-Sayed, video blogger. Il loro assassinio arriva a pochi giorni di distanza dalla morte del reporter del New York Times Anthony Shadid, il 17 febbraio. Dall’inizio della primavera araba solo in Siria sono morti otto giornalisti.

Nel novembre 2010 la Colvin era nella chiesa di St Brides a Londra, alla cerimonia commemorativa per tutti i giornalisti e cameraman morti nei conflitti degli ultimi dieci anni. Lì aveva spiegato l’importanza e la necessità del suo lavoro:

Sono stata una corrispondente di guerra per la maggior parte della mia vita professionale. E’ sempre stata una vocazione difficile, ma la necessità di essere in prima linea, di fare un lavoro obiettivo, non è mai stata più pressante.

Coprire una guerra significa andare in luoghi lacerati da caos, morte e distruzione. Significa cercare di trovare la verità nella tempesta di sabbia della propaganda, quando eserciti tribù e terroristi si scontrano. E sì, significa correre dei rischi, non solo per sé stessi, ma spesso anche per le persone che lavorano a stretto contatto con noi.

(…)

Nonostante tutti i video del Ministero della Difesa e del Pentagono, nonostante il linguaggio asettico che descrive bombe intelligenti, la scena sul terreno è rimasta la stessa per centinaia di anni. Crateri, case bruciate, corpi mutilati. Donne che piangono per i figli e i mariti. Gli uomini per le loro mogli, madri e bambini.

La nostra missione è quella di segnalare questi orrori, con precisione e senza pregiudizi. Dobbiamo sempre chiederci se il rischio vale la storia. Cosa è coraggio e cosa spavalderia?

(…)

Molti di voi si saranno chiesti o si staranno chiedendo ora: vale la pena? vale vite umane, cuori spezzati e perdite? Possiamo veramente fare la differenza?

Ho affrontato questa domanda quando sono stata ferita. In effetti un giornale aveva titolato “Marie Colvin si è spinta troppo in là questa volta?” La mia risposta allora, e adesso, era che ne valeva la pena.

Il testo integrale dell’intervento.

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