Facebook spegne otto candeline, noi esprimiamo un desiderio


Postiamo, condividiamo, tagghiamo, spammiamo, chattiamo, commentiamo, carichiamo e a volte rimuoviamo. Negli ultimi otto anni la vita di più di 800 milioni di persone (di cui 21 milioni italiani) è cambiata: sono gli utenti di Facebook, il social network di Mark Zuckerberg, che oggi compie otto anni. Sì, dimostra di più il piccolo Fb se si pensa ai cambiamenti che ha portato nelle relazioni interpersonali e nella società, ma soprattutto se si pensa che a soli otto anni si sta preparando a sbarcare in borsa. E non solo. Da vero bambino prodigio può fare di più: può trovarci un lavoro. Auguri Facebook!

RICHIESTE DI AMICIZIA (AMORE, SESSO E LAVORO) – Ai tempi in cui era ancora Facemash, Facebook serviva al giochino di hot or not, con cui si potevano confrontare le foto delle ragazze di Harvard e scegliere chi fosse hot e chi not. Insomma, “Facebook è nato per trombare”, l’ha detto Luca Bizzarri nell’intervista della scorsa settimana alle Invasioni Barbariche e non è un’affermazione così lontana dalla realtà. Lontano dal realizzabile era, forse anche per lo stesso Zuckerberg, pensare che il suo giochino potesse diventare una cosa seria anche per gli utenti, offrendo loro uno strumento per tenere i propri contatti sparsi nel mondo e per pubblicizzarsi non solo come amici/amanti, ma anche come professionisti.

CONNETTITI (IN MODALITA’ BLOGGER) – Dall’America infatti si sta affermando la tendenza per le imprese di usare i social network sempre più come curriculum, cercando il personale in rete. Tendenza in crescita anche in Italia come ci ha spiegato Giampaolo Colletti, ideatore del movimento dei “wwworkers” in uscita con il libro “Vendere con le community”:

Occorre essere connessi e realizzare delle proprie pagine, dei blog. Entrare in rete per inserire contenuti, senza dare per scontato che Facebook sia il social network più giusto. In realtà sono più utili quelli verticali, come Linkedin, o, per creativi e designer per esempio, è meglio condividere contenuti video usando Vimeo piuttosto che You-Tube. In ogni caso l’avvertenza vale per tutti: Attenzione a non fare passi falsi: non basta aggiornare il proprio stato; Facebook va usato in modalità blogger. E attenzione a ciò che si scrive perché rimane rintracciabile in rete.

“COSA STAI PENSANDO?” (PENSACI BENE) – Questo è il problema più grande, per gli aspiranti lavoratori ma anche per chi non usa Facebook come ufficio di collocamento ma semplicemente si è pentito di aver condiviso con i suoi 800 amici ciò che non ha detto a sua madre e neanche al suo migliore amico. Perché che molti internauti si pentano dopo aver inviato qualche messaggio è un dato confermato dagli studi di Robin Dunbar, docente di antropologia evolutiva all’Università di Oxford, secondo cui gli utenti dei social network sono disposti a dire on-line ciò che non avrebbero mai detto di persona. Al costo di pentirsi poco dopo aver cliccato invio. Sì, con Facebook siamo diventati tutti più social e inclini a condividere le esperienze, ma se il proprio futuro capo è tra gli “amici”, è il caso di postare “Cosa stai pensando”?

RIMUOVI-MI (QUANDO IL SOCIAL E’ TROPPO) – Come regola base, se prima di parlare bisogna contare fino a dieci, prima di postare bisogna contare fino a venti, facciamo trenta, perché ciò che si scrive rimane sempre rintracciabile. La star del giornalismo radiofonico Giuseppe Cruciani, intervistato da Wired, dice che non si può stare su Facebook e poi invocare il diritto alla privacy; “è questa la comunicazione bellezza”. Meno tranchant il direttore di Wired Riccardo Luna che sul Post spiega perché non può esistere il diritto a cancellarsi dal web:

Esiste il diritto a cancellarsi da Facebook portandosi dietro tutti i dati personali (…). Esiste il diritto a navigare in rete senza lasciare tracce ed essere inseguito da coookie vari (…). Esiste il diritto ad essere avvisato che i nostri dati saranno conservati e usati per fini anche commerciali (…). Tutte queste cose già esistono e una norma europea molto dettagliata non serve a fare la rivoluzione ma semplicemente a rafforzare un principio, che è riconducibile a un diritto fondamentale della persona (…). Non esiste invece il diritto a far sparire tutti gli articoli o i post che parlano di noi, come qualcuno pretende. Quella si chiama storia.

CONDIVIDI GLI AUGURI (TU CON GLI AMICI, MARK CON GLI AZIONISTI) – Quello della privacy è un problema che ha sempre perseguitato Facebook e ora rischia di ingigantirsi con l’entrata in borsa del social network. Tre giorni fa infatti, Zuckerberg ha presentato i documenti per l’offerta pubblica iniziale (Ipo), primo passo per quotarsi in borsa, uno sbarco previsto in primavera. Cosa cambierà? Il Post qui ci suggerisce alcune idee. In particolare, per noi utenti la preoccupazione maggiore resta l’utilizzo dei dati personali che potrebbero servire per attirare investimenti rendendo le pubblicità su misura dei singoli utenti. Ma in compenso anche noi possiamo sapere qualcosa di più sul social network che mira a raccogliere almeno 5 miliardi di euro, la più grande Ipo nella storia del web. Diventando Inc. infatti, Facebook ha dovuto rendere pubblici alcuni dati e informazioni finora riservati: sempre Il Post qui ce ne dice dieci. Intanto, noi abbiamo voluto ricordarvene una: oggi è il compleanno di Facebook. 

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