L’uccellino è in gabbia? Le spiegazioni di Twitter, la Cina e le domande di Reporters sans frontières


Twitter e l'(auto)censura: una nuova tecnologia renderà possibile bloccare paese per paese il contenuto dei tweet “sgraditi” alle autorità. E il trend topic in Italia diventa #censuramiquesto. Ma per una volta proviamo a capirci qualche cosa di più. Perchè secondo Reporter sans frontierès, che di libertà d’informazione se ne intende, c’entra la Cina. Per la precisione, il mercato cinese. E forse è meglio tenere ben presente che Twitter non è un ente no profit.

Partiamo dai fatti. Inizia Twitter, con il comunicato stampa del 26 gennaio.

Un anno fa nel nostro post “Il flusso dei tweet non può essere fermato” dicevamo: “Il libero scambio di informazioni può avere un impatto globale positivo… quasi tutti i paesi nel mondo sono d’accordo nel riconoscere la libertà d’espressione come un diritto fondamentale. Molti paesi allo stessso tempo concordano nel dire che la libertà d’espressione comporta delle responsabilità e ha dei limiti”. Continuiamo a crescere nel mondo e presto entreremo in paesi che hanno un’idea differente a propostito dei limiti della libertà d’espressione. Molti sono così distanti dalla nostra idea di libertà, che non potremmo esistere in quei paesi. Altri ancora hanno un’idea molto simile alla nostra, ma per ragioni storiche e culturali, limitano certi tipi di contenuti, come la Francia e la Germania, che censurano i contenuti  filonazisti.

Fino ad ora l’unico  modo che abbiamo avuto di tenere in considerazione quei limiti era di rimuovere il contenuto a livello globale. Iniziando da oggi, abbiamo la possibilità di rimuovere il contenuto dagli utenti in un paese determinato, mentre può restare disponibile per il resto del mondo. Abbiamo anche ideato un modo di comunicare in maniera trasparente agli utenti quando un contenuto viene bloccato, e perchè.

(…) Uno dei valori fondamentali della nostra società è difendere e rispettare la voce di tutti gli utenti. Noi proveremo a mantenere i contenuti ogni volta che questo è possibile, e saremo trasparenti con gli utenti con i quali non ci riusciremo. I tweet devono continuare a circolare.

E qui una considerazione si può fare. Twitter è un’impresa. Guardiamo la Cina con gli occhi di un’impresa. Io vedo una distesa sconfinata di potenziali utenti. Voi? Ulteriore garanzia di trasparenza, il sito chillingeffects.com. Non di immediata comprensione, ma da quel che si può capire è un progetto nato in collaborazione con numerose facoltà di legge americane (volano nomi di università prestigiose, Harvard, Berkely, San Francisco, George Washington School of law). L’idea è proteggere le legittime attività on line da minacce legali. In estrema sintesi, si può fare ai geniacci di Harward la fatidica domanda: con il mio tweet ho violato la legge?

L’associazione internazionale Reporters sans frontières  risponde con una lettera a Jack Dorsey, presidente esecutivo di Twitter. I bravi giornalisti fanno domande. E sollevano questioni importanti.

Siamo turbati da questa decisione, che non è altro che una censura portata avanti in collaborazione con le autorità e la legislazione locale, che spesso violano gli standard internazionali di libertà di stampa. Consideriamo inaccettabile la posizione di Twitter che interpreta la libertà di espressione maniera differente da stato a stato.

Il modo in cui viene definita la possibilità di rimozione dei contenuti lascia la porta aperta a molti tipi di abuso. Avverrà in seguito alla decisione di un tribunale? O come nel caso della Cina basterà una telefonata del governo o di un funzionario di polizia locale per bloccare un contenuto? Bloccherete i tweet solo dopo che sono stati postati o in seguito a un’ondata di richieste ufficiali metterete a punto un sistema che di censura preventiva basato su soggetti o parole chiave definite dai censori?

Potrebbe voler dire che il nostro account @RSF_RWB sarà bloccato in paesi dove spesso denunciamo pratiche repressive della libertà di informazione e dove le autorità sono autorizzate a metterci a tacere?

E qui c’è un’altra bella domanda, anzi il domandone.

La decisione è motivata dal desiderio di entrare nel mercato cinese a tutti i costi? Siete stati in Cina di recente e sperate anche voi che un giorno sarà permesso? Non potete non essere al corrente del successo di piattaforme cinesi di microblogging come Sina Weibo, che sono state costrette a collaborare con le autorità e sottoposte a una censura permanente. E’ ovviamente deplorevole che le autorità cinesi blocchino l’accesso a Twitter e Facebbok, ma quale sarebbe il valore che Twitter potrebbe portare decidendo di autocensurarsi o proibire dei contenuti pur di stabilirsi in Cina? E’ possibile che un giorno ci sarà una versione di Twitter depurata da ogni riferimento al premio Nobel per la pace cinese Liu Xiabo?

La decisione va contro la tendenza a rifiutare la richiesta di censura delle autorità governative della Cina, una tendenza iniziata da Google e GoDaddy (…) Il vantaggio commerciale che il mercato cinese può offrire non può essere l’unico criterio da tenere in considerazione. E’ in gioco anche l’immagine di Twitter agli occhi dei suoi utenti.

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