Giornalisti, non c’è solo la casta


Di giornalisti in Italia ce ne sono tanti, secondo alcuni anche troppi. Lsdi,il portale Libertà di stampa, diritto all’informazione, ha tentato di mettere un po’ d’ordine. E con l’e-book “Giornalismo frammentato” ha incrociato i dati di Ordine dei Giornalisti, Sindacato, Casagit e Inpgi. E quel che viene fuori è un giornalismo povero, vecchio e maschio. Non troppo rassicurante.

Il giornalismo è vecchio, povero e maschio nelle posizioni più fortunate. Questo è il quadro poco rassicurante uscito dal report di Pino Rea, giornalista impegnato nell’esperienza di Lsdi, un sito di metagiornalismo: notizie per difendere la Libertà di Stampa e il Diritto all’Informazione (da questo la sigla).

La ricerca fotografa una situazione poco confortante: circa la metà degli iscritti all’Ordine è inattivo (49,6%) e tra quelli che riescono a collezionare contributi c’è un divario enorme tra chi esercita la professione come autonomo (freelance, co.co.co e co.co.pro) e chi è subordinato e quindi lavora con un contratto di quelli alla vecchia maniera, poche sigle, due possibilità: tempo determinato o indeterminato.

Continua a leggere sul sito dell’Ifg di Urbino.

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