E’ più facile diventare giornalisti o astronauti? Le ultimissime novità dall’Odg


Una modifica di qua, una norma di là, tiriamo in ballo Berlusconi, l’Unione europea, una Carta di Firenze, e scompare l’albo dei pubblicisti. Anzi no. Il Consiglio si riunisce a gennaio. Ma cosa ne pensa il Consiglio? E chi c’è nel Consiglio? Per capirci qualche cosa, bisogna fare più di un passo indietro.

Il 2 agosto 2011 la Camera dei deputati approva una mini riforma dell’Ordine dei giornalisti. Niente di rivoluzionario: per diventare giornalisti professionisti ci vuole almeno una laurea triennale, mentre i pubblicisti (secondo la legge italiana, chi svolge attività giornalistica non occasionale e retribuita ma che esercita altre professioni o impieghi) devono superare un esame di cultura generale per poter essere iscritti all’Ordine. Niente da fare per l’istituzione di una commissione deontologica nazionale e il giurì per la correttezza dell’informazione, pensati per “dare risposte in tempi più rapidi alle doglianze dei cittadini su comportamenti ritenuti scorretti di giornalisti”.

Via libera al tetto massimo per i membri del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti: non più oltre 150 membri eletti proporzionalmente, ma 60 professionisti e 30 pubblicisti. (Prima della riforma si faceva così: due professionisti e un pubblicista per ogni Ordine regionale più un consigliere professionista ogni cinquecento iscritti professionisti e un consigliere pubblicista ogni mille iscritti pubblicisti. N.B. In Italia il numero dei pubblicisti è di gran lunga maggiore a quello dei professionisti, anche se molti effettivamente non svolgono la professione).

In un anonimo week end di ottobre l’Ordine dei giornalisti indice la manifestazione “Giornalisti e giornalismi–Libera stampa liberi tutti” e nasce la Carta di Firenze, una raccolta di norme deontologiche che si propone di “porre un freno a sfruttamento e precarietà”, rispettare “i minimi contrattuali”, valorizzare “le professionalità già esistenti” e una serie di altre belle cose. Per saperne di più, qui c’è un articolo del Sole 24ore e qui quello di Davide de Luca.

Nel frattempo anche il quadro di indirizzi delle scuole di giornalismo viene modificato. Il problema delle scuole di giornalismo meriterebbe un post a sè, ma per farla breve: quelle riconosciute dall’Ordine dei giornalisti sono circa una dozzina, si entra dopo un test d’ingresso alquanto selettivo, sono a pagamento e durano due anni, al termine dei quali si fa l’esame di stato e se tutto va bene si diventa giornalisti professionisti. Il nuovo quadro di indirizzi, dettagli a parte, essenzialmente cerca di aumentare la qualità di insegnamento delle scuole, con molti più vincoli e molto più controllo rispetto agli anni passati. Tra le proposte di riforma dell’Ordine dei giornalisti, ce n’era anche una che prevedeva che le Scuole di giornalismo e i master collegati all’Ordine diventassero l’unico canale di accesso alla professione. Bocciata.

E ora si arriva all’abolizione dell’albo dei pubblicisti, se siete arrivati a questo punto credo sappiate di che sto parlando, ma ve lo dico di nuovo. Nella manovra del governo Monti c’è una norma che recepisce una direttiva europea e in sintesi dice (o direbbe): per iscriversi all’albo dei pubblicisti non c’è un esame, questo è in contrasto con le direttive europee sugli ordini professionali, e quindi l’albo verrà abolito entro l’agosto del prossimo anno.

Apriti cielo, il caos. Antonello Antonelli sul suo blog prova a fare chiarezza, ma l’unica cosa davvero certa è che l’Ordine “si occuperà del caso nella seduta consiliare del 18, 19 e 20 gennaio”. Sempre sul blog di Antonelli, Antonella Cardone, membro del Consiglio nazionale dei giornalisti, dà una serie di consigli ai pubblicisti, ecco a voi il non molto rassicurante incipit della lettera

Carissimi,
dal prossimo 13 agosto il giornalismo potrà essere praticato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE  dai giornalisti professionisti iscritti all’Ordine. Chiunque scriverà in modo continuativo (ad esempio più di dieci articoli l’anno) potrà essere oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione.

Non avete capito niente? Non vi preoccupate, non è facile. Ci si prova qui, e anche qui. Intanto il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino regala a M&M una tessera da giornalista. L’occasione è ghiotta, la conferenza stampa di fine anno del premier. Iacopino chiude il suo intervento (in cui cita anche la Carta di Firenze e la questione della cassa di previdenza dei giornalisti) con un frase forzatamente ad effetto “Ci piacerebbe essere rispettati da vivi piuttosto che essere ricordati da morti”. Mah. Forse era davvero meglio fare l’astronauta.

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2 commenti

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2 risposte a “E’ più facile diventare giornalisti o astronauti? Le ultimissime novità dall’Odg

  1. MTL

    Sono gli ultimi chiodi sulla bara dell’Ordine, sono zombie e non lo sanno. L’unica è piantarla di parlare di “professione” che sa di accessi regolati e controllo di enti di diritto pubblico su chi scrive e che cosa scrive.

  2. massimo

    Non è esatto parlare di un “albo pubblicisti” perchè come stabilito dalla Corte Costituzionale del 2-10 luglio 1968 l’Albo è unico e diviso in due elenchi “professionisti” e “pubblicisti” tantè che si è proceduto alla modifica dell’artt. 46 e 47 della legge istitutiva dell’Ordine 3.2.63 n.69. In buona sostanza un iscritto nell’ “elenco pubblicisti” può dirigere qualsiasi testata giornalistica (Ugo Stille è stato direttore del Corriere della Sera come pubblicista).Pertanto si dovrebbero adottare misure legislative non in contrasto con i dettami della Corte Costituzionale e infine appare quantomeno azzardato il pericolo di abusivismo per 10 articoli in quanto è ancora in atto l’art. 21 della Costituzione.

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