90′ Minuto, è (quasi) addio…Triplo fischio da Mamma Rai?


La fantasia del calcio che si mescola alla poesia di un servizio: forse è questa l’espressione più azzeccata per descrivere la trasmissione 90’ minuto, che rischia di chiudere e di lasciare gli affezionati a bocca asciutta. Il 27 settembre 1976 la prima puntata. Ne nacque una storia affascinante, unica. Perché dire domenica, un tempo, era come dire 90’ minuto.

ALL’ INIZIO FU IL CALCIO. Il calcio è elemento insito nel Dna italiano. Non esiste Italia senza calcio, o forse, non esiste calcio senza Italia. E’ così da sempre. La radio lo ha capito per prima. Con ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, trasmissione radiofonica nata nel 1959, la predisposizione genetica del popolo italiano ha trovato una prima forma d’espressione, di materializzazione. Nicolò Carosio ed Enrico Ameri le prime, immortali voci di questo processo: attraverso loro e tanti altri, nell’immaginario collettivo prendevano corpo i nomi e i volti del pallone. Nelle case, la gente riceveva quelle voci e le emozioni che raccontavano. Lo sport, tramite loro, divenne pian piano indelebile immagine collettiva. Dall’esperienza uditiva ci si faceva attraversare, plasmare. La voce arrivava a tutti, lo sport era cosa di tutti.

SENTO, DUNQUE VEDO. Ameri, Carosio e i loro colleghi di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, ancora oggi in onda la domenica su Radio1 Rai, sono stati i progenitori di una storia sportiva e umana che mano a mano ha preso sempre più corpo. Tutti quelli arrivati a condurre la trasmissione dopo di loro,  non hanno fatto altro che prendere in mano il timone di una nave ben avviata, che solcava già con maestria le passioni della gente. Poi, nel 1954, la svolta, il passaggio di consegne. Nasceva Signora Tv. E iniziava tutta un’altra storia.

VEDO, DUNQUE SONO. Le immagini, si sa, hanno un potere immenso. E dal 1954 è cambiato tutto per gli italiani. Hanno iniziato ad ammirarle, a rimanerne affascinati. E’ cambiato tutto anche per lo sport. Le voci non erano più da sole, infatti, a raccontare ciò che avveniva sui campi da calcio. A loro non spettava più il compito di plasmare la realtà, ma dovevano aiutare lo spettatore a capire ciò che c’era da vedere. Quando nacque, nel 1976, 90’ minuto trasmetteva una breve sintesi delle partite del campionato di calcio italiano di Serie A e di Serie B. Durante gli anni Settanta si toccarono punte di 20 milioni di spettatori. A ideare la trasmissione furono Maurizio Barendson, Paolo Valenti e Remo Pascucci e il primo a condurlo fu proprio Barendson. Nel 1976 prese il suo posto Valenti, che rimase fino agli anni ’90. Poi iniziò l’era Galeazzi e, prima del 2005, le ultime due edizioni sono state condotte da Paola Ferrari con la partecipazione di Giorgio Tosatti e Carlo Longhi. In quell’anno, la prima incrinatura, la prima crepa. Arrivò la concorrenza dei canali satellitari, nacquero programmi-copia. La gente guardava anche altrove. La chiusura fu un rischio concreto.

MEMORIE DI FUTURO. Si tirò avanti, comunque. Nel 2009 nacque anche un’edizione dedicata alla Champions League, chiamata 90° minuto Champions, in seconda serata. Ma qualcosa era cambiato. La moltiplicazione delle trasmissioni sul calcio diede impulso a un processo nuovo: la sperimentazione di nuove forme di linguaggio. L’offerta divenne ampia, i programmi simili gli uni agli altri. 90’ minuto, principe di un’epoca che già non c’era più, ha perso sempre più ascolti. E ora, forse, la resa: si aspetta la decisione di Mamma Rai. Che potrebbe essere crudele, contro uno dei suoi figli più amati. Per tutti, comunque, 90′ Minuto è già memoria del calcio che è stato e idea di quello che verrà. Un modo di essere e di raccontare lo sport che è stato anche modo di viverlo. Una tradizione che si era fatta consuetudine irrinunciabile. Più degli altri, come nessuno degli altri, 90’ minuto rimane comunque il presente e il futuro, modello di un’idea di narrazione del calcio che non c’è più. Ricordo di qualcosa che, nonostante tutto, non morirà.

Su Storify, tutte le tappe della storia di 90′ minuto

http://storify.com/Silvia_Baldini/90-minuto-la-storia


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1 Commento

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Una risposta a “90′ Minuto, è (quasi) addio…Triplo fischio da Mamma Rai?

  1. massimiliano

    Chissà come avrebbe chiuso il collegamento Tonino Carino da Ascoli, chissà che cosa avrebbe detto se avesse saputo che quella di domenica prossima potrebbe essere l’ultima puntata di 90°minuto.
    E “bisteccone” Galeazzi? E “mister riporto” Franco Strippoli dalla Puglia? Inviati diventate icone della tv che raccontavano un calcio che non c’è più.
    Il calcio oggi non è più quello del “clamoroso al Cibali” di Sandro Ciotti, ma quello del “chiudete la valige, andiamo a Berlino” di Fabio Caressa. Non esiste più il “catenaccio”, ma i giocatori “sotto la linea della palla”.
    90° minuto in questo contesto è anacronistico, vecchio. Gli inviati cercano di adeguarsi, di ammodernare servizi e linguaggi, senza riuscirci. Anzi, il risultato è quello di farli sembrare ancora più patetici.

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