Siria: pronti all’attacco


La Siria si prepara ad essere la nuova Libia?  Questa è la domanda più frequente il giorno dopo le dure sanzioni che la Lega araba ha imposto ad Assad dopo aver rifiutato l’ingresso di osservatori internazionali che dovevano giudicare il rispetto dei diritti umani in Siria. Le strade di Damasco e delle altre principali città siriane sono in rivolta da febbraio, secondo l’Onu sono morti più di 3.500 civili.

LE SANZIONI Il 24 novembre la Lega Araba ha lanciato un ultimatum alla Siria: un giorno di tempo per autorizzare una missione di osservatori internazionali o il paese sarebbe andato incontro a pesanti ammende. Assad non ha accettato e l’organizzazione panarabica il 27 ha annunciato una batteria di sanzioni:

•    Congelamento dei conti bancari del regime siriano
•    Interruzione di ogni rapporto con la Banca Centrale
•    Stop agli investimenti nel Paese
•    Sospensione dei collegamenti aerei
•    Divieto di in ingresso nei paesi arabi per i ministri siriani

Per decidere sulle sanzioni era necessaria una maggioranza di due terzi e la Lega araba l’ha raggiunta facilmente: i ministri degli esteri di 19 paesi su 21 hanno votato sì, unico no quello del Libano, mentre l’Iraq ha deciso di non votare.
I provvedimenti dell’organizzazione arrivano dopo quelli già presi da Stati Uniti ed Europa. La comunità internazionale ha provato a fermare la dura repressione del regime di Assad attraverso misure economiche, ma potrebbe non essere abbastanza.

LE REAZIONI
 La risposta di Assad non si è fatta attendere a lungo. Il presidente siriano ha parlato di “guerra economica” e ha promesso ancora una volta di voler “rimanere a lottare fino alla morte.”
Si cercano quindi nuove soluzioni e la più accreditata al momento sembra essere quella di un intervento militare Nato a difesa dei civili, proprio come è avvenuto in Libia.
Il quotidiano israeliano Debkafile dichiara che la Nato avrebbe già istituito una task force segreta in Turchia, nella provincia di Hatay, per la creazione di corridoi umanitari in Siria.
Il ministro degli esteri francese Alain Juppé ha dichiarato, a radio France Info, che il regime siriano è finito: “I suoi giorni sono contati, è assolutamente evidente, oggi è totalmente isolato.”

LA SOLIDARIETA’ AD ASSAD Il Libano non è stato l’unico ad esprimere la propria contrarietà alle sanzioni della Lega araba. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov sostiene che la violenza nel Paese è provocata da “gruppi armati che stanno provocando disordini” e non dalle autorità, per questo è necessario smetterla con “gli ultimatum e le sanzioni alla Siria.”
A Damasco ed Aleppo, la seconda città del Paese, si moltiplicano le manifestazioni a favore del regime, o come le definisce la tv di stato “di sostegno all’unità nazionale e contro l’interferenza straniera.”

Per avere un quadro completo della rivoluzione siriana dall’inizio ad oggi c’è il solito Storify

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