Corto Dorico, ovvero quando i giovani sono il cinema


Il cinema è la cosa da fare. Parola del buon vecchio Orson Wells. E se lo diceva lui, deve essere per forza così. Cos’è e cosa ‘fa’ cinema? La passione, la volontà. Il cinema è prova e follia. Un’idea, ossia un’immagine, traducendo dal greco, che alla fine prende corpo e si materializza. E’ il frammento in testa che diventa realtà. Che dà vita alla pellicola.

SILENZI. Il cinema un tempo ha vissuto di silenzi. Basti pensare al muto e alle sue magie. Poi la crisalide è divenuta farfalla e dai silenzi sono spuntate grandi ali, che lo hanno portato lontano. Dal muto alla voce. E poi tanti altri tasselli, per un mosaico eccezionale, che ha visto il lungometraggio farla da padrone. Dalle grandi opere di neorealismo italiano del dopoguerra alla rivoluzione francese della Nouvelle Vague, fino al trionfo della tecnologia tra gli anni Novanta e Duemila. Adesso, alle soglie della seconda decade del nuovo millennio, arriva una nuova forma a prendere sempre più campo. Signori e signori, ecco a voi il Corto.

SINTESI. Nell’epoca della rapida esecuzione di tutte le cose, non c’è dubbio che il corto sia rinato a nuova e splendente vita. Tante le rassegne in giro per l’Italia, come l’Arcipelago, Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini nel Lazio, o il Fano International Film Festival, importante rassegna della regione Marche. Il Corto ha trovato i suoi piccoli ma importanti spazi d’elezione anche nei festival di maggior rilievo, come Cannes, la cui prossima edizione si svolgerà dal 16 a 27 maggio 2012  o la mostra del cinema di Venezia, dove diversi premi vengono assegnati ai cortometraggi. Ma la cosa più sorprendente è un’altra: gli autori, spesso, sono ragazzi come noi, come voi.

CORTO DORICO…SI DIVENTA. Ai giovani forse viene più facile esprimersi nella forma della sintesi, dell’immediatezza. E spesso nascono risultati inaspettati. Come quelli che ogni anno Corto Dorico, la rassegna di cinema corto promossa dall’associazione culturale Nie Wiem di Ancona, promuove nel capoluogo di regione, dando visibilità a ragazzi che hanno talento e che non trovano altri spazi adeguati di promozione. Il concorso si è chiuso da qualche giorno e anche quest’anno ha permesso a molti registi debuttanti di mostrare ai più il frutto del proprio talento. Dal 6 al 20 novembre proiezioni ed eventi culturali vari hanno animato la città di Ancona e i suoi luoghi storici, per un’esperienza difficile da dimenticare.

I PREMI. Il Fulcro del Festival è stato il Premio Corto Dorico al Miglior Cortometraggio a Tema Libero, assegnato, tra gli altri, dal regista Marco Bechis e dall’attrice Maya Sansa. Il premio è andato ex equo a Cose naturali di Germano Maccioni, giovane regista e attore bolognese, e a Metachaos di Alessandro Bavari, italo-francese. Altri premi in palio erano il Premio Nie Wiem al miglior Cortometraggio a Tema Sociale, il Premio Sentieri di Cinema, il Premio Cross Marche e altri riconoscimenti al cinema sociale. Interessante anche la presentazione delle opere prodotte dagli allievi del Conero Doc Campus e l’iniziativa “Cortomobile – il cinema più piccolo del mondo”: nat nel 2006 in Toscana e nota come il cinema più ristretto del mondo, è all’interno di un’auto d’epoca verde pino, un’Alfa romeo 2000 del 1974. Il cinema a quattro ruote ospita due spettatori per volta alloggiati nella seduta posteriore dell’auto e la programmazione vede la proiezione di cortometraggi della durata massima di 7 minuti. Un’esperienza unica.

PICCOLO E’ BELLO. Basta crederci e il gioco è fatto. Corto Dorico è in piedi ormai da qualche anno. Progetti come questo sono ricchi soprattutto di una cosa: di vita. Quella dei govani autori, su cui gli organizzatori scommettono, tentando un cammino difficile e per nulla scontato. I concorsi come Corto Dorico sono occasioni di scambio intenso sia con il pubblico, sia con i colleghi.  Esperienze sincretiche e mai esclusive. Qui non siamo nei circoli di nicchia in cui si parla solo agli esperti: qui siamo nell’arena. Qui si incontra la gente e ci si confronta; si va dal pubblico e non lo si aspetta. Ci si mette in gioco, da sconosciuti, non per la gloria al botteghino, ma per il confronto. Il semplice confronto di sé con gli altri e con l’Altro, lo spettatore, per dare e ricevere. Uno scambio reale, tangibile. Perché nel piccolo, lontano da tutto e da tutti, il contatto è immediato, vero. Basta volersi far toccare. E saper guardare un po’ più in là…verso le differenze.

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