Ma Monti ci piace o non ci piace?


Non che in questo particolare momento storico il parere del popolo italiano abbia molto peso, anzi. Ma sui giornali se ne parla molto, in tv se ne sproloquia a non finire. Che ne pensiamo? M&M, a quanto pare, ci piace. Ieri durante la sua prima conferenza stampa a Bruxelles è anche riuscito a farci sorridere (con garbo, per carità).

Addio al cicalio I bei tempi delle trasmissioni televisive con fior di ministri che sbraitano nei salotti sono finiti, sostituiti da saggi, forse un po’ tristi, tecnici semisconosciuti. E con grande disappunto dei giornalisti l’intera armata dei neo ministri si nasconde compatta dietro la consegna del silenzio. Neanche una misera battutina! Come racconta l’articolo di Mario Ajello su nuoviitaliani.it: si passa dal “parlare” al “parlarsi“, “Ovvero, non il parlare con i giornalisti ma il parlarsi fra ministri“.

Al voto! Ma in politica c’è chi è già in pieno nel clima da campagna elettorale, come il vecchio B., che prima appoggia entusiasta il nuovo governo e un momento dopo vagheggia un po’, giusto per non perdere le vecchie abitudini. Ancor più interessata a far proseliti che a salvare la dolce vita sull’orlo del baratro la Lega Nord, che torna carica di entusiasmo a inveire contro tutti dai banchi dell’opposizione. E fa scalpore Nichi Vendola che nell’intervista a “Che tempo che fa” esprime giudizi negativi sul programma economico di M&M: secondo un’analisi di Massimo Gramellini sulla Stampa sono gli effetti della fine dell’anomalia berlusconiana. Dopo una politica che per vent’anni “è stata un referendum pro o contro una persona fisica” si torna a parlare di idee. E si sa, le ideologie si scontrano. Vogliamo mettere qualche punto fermo in più? Allora proviamo a seguire lo spread e vediamo che dicono di noi.

Dicono di noi Il quotidiano berlinese Die Tageszeitung con sconcertante freddezza nordica riassume in 40 righe la nostra situazione. L’articolo è stato tradotto sull’ ultimo numero di Internazionale dedicato ai governi dei tecnocrati. Ai tedeschi si sa piacciono i numeri e l’articolo di Michael Braun inizia così: “Un governo italiano forte come quello di Monti si è visto raramente. Il nuovo presidente del consiglio dei  ministri ha l’appoggio di oltre 500 dei 630 deputati, e sembra molto deciso a far pesare questa sua forza. Ha già annunciato che non intende presiedere un governo a tempo, bensì restare in carica fino alla primavera del 2013, cioè fino alla fine naturale della legislatura”.

Cose da sapere Ok, questo è già un bel punto fermo. Per avere un’idea anche un filo più chiara, per non rimanere senza parole al bar e per sapere se il vostro vicino di casa vi sta prendendo in giro, vi invito calorosamente a dare una bella ripassatina all’elenco dei nuovi ministri qui  (giusto per ricordare che interno, giustizia e welfare, per la prima volta nei secoli dei secoli, sono stati affidati alle donne) e poi un ancor più caloroso invito a leggere, per davvero (magari saltando la parte dove ringrazia tutti quanti, ma sono giusto le prime righe) il programma del neo premier. Anche solo per abituarsi in vista delle elezioni, che prima o poi, ci saranno.

Anomalia democratica Continua il Der Tageszeitung  “Un governo di tecnocrati senza politici, un parlamento senza opposizione: siamo lontani mille miglia dalla normalità democratica, normalità a cui l’Italia deve tornare non appena superata la fase acuta della crisi”. Che poi è quel che dice Luca Sofri nel suo post Tra color che stan sospesi. E ancora Se questo non avviene, sarà stato prematuro festeggiare l’uscita di scena del governo Berlusconi. Perché i professori vicini alle banche e al Vaticano che compongono il nuovo governo guidato da Mario Monti sembrano fatti apposta per offrire pretesti alla propaganda populista anche se faranno la cosa giusta, per esempio tassare i grandi patrimoni”. Attenzione dunque, facciamo attenzione. Molta attenzione. E già che si parla di elezioni, meglio anche dare una bella ripassata alla tanto discussa questione della legge elettorale.

Ma forse bisogna permettersi di sprecare almeno altre cinque righe, giusto per riflettere un altro po’. Gideon Rachman sul Financial Times invita a considerare un altro aspetto, questa volta a favore del nostro nuovo governo “di impegno nazionale”. Dopo aver constatato che l’arrivo dei tecnocrati non da tutti è salutato con entusiasmo, Rachman gli riconosce almeno un vantaggio “nel corso di una crisi finanziaria si sentono a proprio agio con le oscillazioni degli interessi sui titoli di stato. E dato che non mirano a una lunga carriera politica, forse riescono a prendere decisioni difficili”.

M&M ha già più volte dichiarato di non volersi candidare alle prossime elezioni. Per le decisioni difficili, non resta che attendere le prossime puntate.

Da vedere
La gaffe di Monti a Bruxelles

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