La bellezza non può attendere. Teatro Valle Occupato


Di festival in festival, di spettacolo in spettacolo, il teatro contemporaneo cerca le sue strade facendo i conti con risorse sempre più scarse e con difficoltà crescenti. Per questo, ma in parte anche per una certa autoreferenzialità, non è sempre così facile entrarci in contatto se non ne fai già parte. Qualcosa, però, sta cambiando.

DEL TEATRO CONTEMPORANEO, VISTO DA FUORI (MA NON TROPPO) – E senza capirlo (troppo spesso). Io nel mondo del teatro ci ho appena messo un piede, entrandoci di lato, e lì sono rimasta. Ho venduto biglietti, attaccato manifesti, dato indicazioni stradali, accompagnato compagnie teatrali in giro per la Romagna, lavato il palcoscenico. Gratis, naturalmente; solo per poterne respirare l’aria. Ho visto decine di spettacoli. Indimenticabili, alcuni. Ermetici ma affascinanti, altri. Incomprensibili, un buon numero. Limite mio, non ci sono dubbi. Però, ogni volta, non posso fare a meno di chiedermi se non ci sia un modo per rendere più accessibile questo teatro, per comunicarlo a un pubblico più vasto, per condividerlo con quella piazza da cui è nato. Perché ne varrebbe la pena, perchè ce n’è un gran bisogno.

PROSPETTIVA STRAVOLTA – Il 14 giugno scorso un centinaio di artisti e lavoratori dello spettacolo ha occupato il Teatro Valle di Roma, il più antico della città, chiuso dopo la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, e in attesa di essere affidato a privati. Lontani anni luce dall’idea di un uso personalistico, gli occupanti non si sono appropriati di questo spazio: lo hanno aperto alla città. Da allora, ogni sera c’è uno spettacolo gratuito di teatro,  musica o cinema. Di giorno, incontri e conferenze. Emma Dante, Stefano Bollani, Fanny & Alexander,  Peter Stein, Dario Fo, Marlene Kuntz, Jeremy Rifkin, solo per citarne alcuni. Al pubblico viene chiesta un’offerta libera, per chi può, oppure un po’di tempo per dare una mano nella gestione del teatro, a chi ce l’ha. Tutti sono invitati a lasciare i propri contatti, perché il Valle vive di comunicazione.

OCCUPAZIONE, AUTOGESTIONE &CO. – A chi associa il concetto di occupazione a un’immagine di degrado, confusione, di birre e sigarette abbandonate su poltrone e pavimenti, basterebbe affacciarsi oltre l’ingresso del Valle per stupirsi. L’organizzazione è impeccabile, il rispetto della struttura è massimo. Turni per la pulizia, raccolta differenziata, e una sala stampa sempre attiva. Quando si esibiscono i nomi più conosciuti, l’attesa è lunga. La sera del 21 ottobre, per il concerto di Vinicio Capossela, la fila arriva quasi a Corso Vittorio Emanuele II, girando intorno all’edificio; lunga, stretta e composta. Ogni tanto passa qualcuno con un megafono: “Mi raccomando fate passare gli autobus, lasciate spazio! Come va? Ancora un po’ di pazienza, entro dieci minuti vi facciamo entrare!”: si entra poco prima dell’inizio dello spettacolo e, raggiunta la capienza prevista, ci si ferma, rigorosamente. Per chi vuole aspettare, forse l’artista della serata ripeterà lo spettacolo. Non avevo mai visto un’attenzione simile per il pubblico, insieme a una gestione precisa ma serena.

ENTRARE NEL TEATRO, FARE IL TEATRO – E poi c’è la Nave Scuola/Formazione, “per imparare andando”. Laboratori di drammaturgia, movimento, narrazione, ma anche per aspiranti palchisti e tecnici delle luci. Come sempre aperti a tutti, anche ai non addetti ai lavori. Perché la formazione serve al pubblico: osservare come nasce uno spettacolo ti porta dentro al teatro e, ancor più quando si tratta di teatro sperimentale, permette di comprenderlo a livelli molto più profondi. Finalmente. “C’è stata una grande partecipazione, s’è creato uno strano sconfinamento tra il pubblico e chi agiva”, dice Laura. “A volte il pubblico è totalmente fuori da quello che è il mestiere nella sua totalità. Abbiamo cercato di far riscoprire al pubblico quei meccanismi”. Dal 2 al 4 settembre Paolo Rossi ha condotto un laboratorio di improvvisazione.“Sono rimasta colpita quando ho visto una signora col ventaglio che per quattro ore è stata spettatrice, ed ha riso e applaudito. Questa è stata una rivelazione sul percorso formativo”.

Il 20 ottobre gli occupanti –anzi, d’ora in poi si chiameranno comunardi– hanno presentato la prima bozza dello Statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune, iniziando un percorso verso la costituzione del Valle Occupato in soggetto giuridico con l’aiuto di Ugo Mattei, estensore dei quesiti referendari sull’acqua. “La promozione e il riconoscimento della Cultura come bene comune”, primo obiettivo. Non ti convince? Lo Statuto è in via di definizione e tutti possono partecipare modificandolo o commentandolo qui.

NON SOLO VALLE – Nel quartiere San Lorenzo a Roma, in Piazza dei Sanniti, c’è un ex cinema convertito negli anni in sala da biliardo e bingo. Poi è stato chiuso, e ora è in fase di ristrutturazione in attesa di essere trasformato in un Casinò. Il 14 aprile è stato occupato ed è diventato Ex Cinema Palazzo – Sala Vittorio Arrigoni, in memoria dell’attivista ucciso a Gaza negli stessi giorni. Adesso, anziché giocare alle slot machine, qui puoi seguire un corso di Acrobatica Area o imparare la satira con Sabina Guzzanti.

“Perché la filosofia del male minore non ci basta più. Invochiamo una rivolta culturale, …e che sia contagiosa!”

Servizio su Radio24, di Francesco Marinelli, qui

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