Quando l’occupazione attrae… il corpo e la mente


Con lo sgombero di Zuccotti park e gli arresti degli ultimi giorni, il movimento Occupy Wall Street si trova a un punto di svolta. Il clima da party rivoluzionario anni ’60 in cui si erano “accomodati” gli indignati a Liberty Square non c’è più e ora servono nuovi modi per far sopravvivere gli ideali “romantici e seducenti” della contestazione.

LA SENSUALITA’ DELL’OCCUPAZIONE – L’occupazione degli indignati americani è stata sexy. Sexy nel senso di attraente nell’aver calamitato a Zuccotti Park tanti ragazzi, ma anche molti adulti e qualche anziano. Sexy perché ha affascinato i newyorkesi, i turisti e i mezzi d’informazione tanto che quasi tutti gli occupanti sono stati fotografati, filmati e intervistati continuativamente dal giorno in cui è iniziata la protesta, il 17 settembre, e molti anche più volte al giorno. Sexy nell’organizzazione dell’accampamento a Liberty Square (l’altro nome per Zuccotti park, l’area più vicino al centro finanziario newyorkese di Wall Street dove si sono insediati gli indignati) che aveva qualcosa di surreale e affascinante nella sua perfezione naif. Ma sexy anche perché molti degli occupanti erano davvero belli, fisicamente belli.

LA REPRESSIONE E LE RADICI ANNI ’60 – La repressione iniziata con lo sgombero di Zuccotti park la notte dello scorso 14 novembre e proseguita in questi giorni ha paradossalmente aggiunto fascino al movimento. Se non fascino almeno la solidarietà di molti simpatizzanti in giro per il mondo che non hanno condiviso la decisione del sindaco Michael Bloomberg di far prevalere il diritto alla sicurezza e all’igiene su quello alla libertà d’espressione, messa da parte ancor di più con l’arresto di alcuni giornalisti tra gli oltre 200 protestanti finiti in manette. Ma ora il movimento Occupy Wall Street si trova a un punto di svolta perché con il nuovo divieto di piantare tende, pernottare, e installare generatori a Zuccotti park, sente di perdere una delle sue azioni chiave. Senza poter “Occupy” non è ancora ben chiaro cosa fare, ma le proposte d’azione non possono dimenticare che la forza degli indignati è stata nel portare avanti una protesta non violenta, capace di andare oltre la caduta dei mercati per arrivare a fare serie rivendicazioni sulla giustizia economica, sfidando la politica in un modo nuovo: con l’unità, fisica e intellettuale, e la fiducia in sé e nell’occupante accanto in un modo così pacifico che ha spinto molti giornalisti a parlare di loro come quei cavolo di Hyppies, ricordando così la rivoluzione sessuale degli anni ‘60. Sessuale appunto, sexy.

UN’ORGANIZZAZIONE ATTRAENTE E POETICA – Forse allora ora è necessario dimenticare l’occupazione, lasciare la battaglia di spazi a favore di quella delle idee, cercando nuovi modi, ma ugualmente “seducenti”, per tenere vivo il dibattito. D’altronde, la spinta iniziale alla nascita di “Occupy Wall Street” è stato un manifesto, pubblicato dalla rivista Adbusters, con una ballerina che volteggia su un toro alla carica; un’immagine sexy (foto in alto). Eppure in America ha creato molto scalpore e molta rabbia il blog di due registi americani Hot Chicks from Occupy Wall Street che presenta “il lato sexy della contestazione”: una raccolta di foto delle più belle ragazze che partecipano alla protesta. Uno dei due blogger racconta che l’idea iniziale era scherzosa ma poi, arrivando a Zuccotti park, ha sentito un tale senso di comunità e famiglia che ha avuto voglia di unirsi alle proteste. Questa è la magia e la BELLEZZA del movimento. Entrando nella piazza ormai più famosa del Financial District, si notava subito l’anima poetica con cui l’occupazione era stata dettagliatamente organizzata: c’era la cucina, l’ufficio stampa che distribuiva The Occupied Wall Street Journal e i volantini con gli eventi in programma, la libreria aperta dove si potevano lasciare o prendere libri liberamente, la zona dove rollare e fumare insieme sigarette durante la notte e lo spazio per i concerti improvvisati con gli strumenti più vari.  Il momento più importante del giorno era l’Assemblea generale delle 19, il momento di condivisione delle idee con una forma di comunicazione molto speciale, il “microfono umano”: chi parla divide il discorso in frasi brevi e chi ascolta ripete le frasi, facendole sue e amplificando così il volume, ma anche l’entusiasmo.

“BELLE” ISTANTANEE PER I FUTURI LIBRI DI STORIAThe people – united – will never be defeated recitava uno degli slogan della contestazione e i suoi protestanti erano i primi a praticarne il consiglio, credendoci davvero. Questo è ciò che ha dato la forza al movimento di diventare internazionale, di affascinare 87 paesi nel mondo creando più di mille occupazioni. Una protesta pacifica assimilabile a una storia romantica in cui non poteva mancare anche una proposta ufficiale di matrimonio, diventata in modo creativamente tenero un’offerta di “occupare la mia vita”: Will you occupy my life? chiede un ragazzo alla sua Deb. Un movimento pacifico, affettuoso e sexy, caratteristiche risultate fondamentali a diffondere gli intenti politici e sociali di Occupy Wall Street, facendogli guadagnare una dimensione internazionale che porterà gli indignati americani sulle pagine dei libri di storia pubblicati nei prossimi anni. E si sa, la storia è fatta soprattutto di immagini, quindi qualche ragazzo sexy e qualche bella faccina non può che essere d’aiuto… “Dite Cheese!!”.

Su Storify una breve storia di Occupy Wall Street sui social media: tutti i mezzi di comunicazione hanno seguito costantemente il movimento. Su Twitter il trend #occupywallstreet è stato a lungo uno dei più popolari

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