L’Europa fa un passo indietro sugli OGM


Gli OGM tornano a sorpresa nel dibattito politico, almeno in Europa. Durante la prima mattina di discussioni al Parlamento europeo è stata votata la proposta di Corinne Lapage, francese appartenente al gruppo politico dei liberali ALDE, sulla possibilità per gli stati membri di vietare la coltivazione di OGM nel loro territorio.

 

L’Unione Europea ha sempre avuto molta cautela in materia. Nel 1990 c’è stata la prima legge che permetteva l’ingresso di organismi genetificamente modificati, dal 1998 al 2004 si è assistito invece ad una moratoria di fatto, nessun nuovo prodotto poteva entrare nell’UE. Il provvedimento aveva scatenato l’ira di Stati Uniti, Argentina e Australia che con un esposto all’Organizzazione Mondiale del Commercio avevano denunciato il mancato rispetto degli accordi sul commercio internazionale: possono esserci eventuali barriere all’importazione solo nel caso di pericoli per la salute scientificamente provati. L’Europa è così tornata sui suoi passi e nel 2004 ha riaperto i confini agli OGM, dando all’Efsa (Agenzie europea per la sicurezza alimentare) e alla Commissione il compito di valutare i rischi e di approvare nuovi prodotti. Oggi la linea cambia di nuovo, ma l’UE preferisce non prendere posizione e fare un passo indietro, lasciando ad ogni Paese il diritto di decidere.

 

L’adozione di un simile testo pone dei problemi dal punto di vista normativo e ha prodotto malumori soprattutto all’interno del Partito Popolare: alcuni parlamentari sono preoccupati che questo ritorno agli Stati Membri possa minare i principi del mercato unico e contribuire a fomentare l’euroscetticismo che dilaga in tutto il continente. Anche il gruppo dei Verdi si aspetta di più dall’Europa, “un sistema europeo di moratoria darebbe maggiore certezza” sostiene Bart Staes, parlamentare fiammingo appartenente ai verdi europei, che però aggiunge: “Tuttavia questo voto rafforza la mano degli Stati Membri che vogliono vietare la coltivazione di OGM e come tale è un passo in avanti.”

In Italia gli OGM circolano, ma non vengono prodotti. I governi nostrani sono sempre stati molto scettici, ma in rispetto alle leggi comunitarie non hanno mai potuto limitarli all’interno dei confini della penisola. Ci aveva provato Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle politiche agricole e forestali durante il secondo governo Amato, che nel 2001 aveva fermato le sperimentazione in campo agrobiotecnologico. Nonostante le promesse elettorali alla comunità scientifica in protesta, Gianni Alemanno, ministro nel 2002, non aveva cambiato la linea e aveva diramato un ulteriore provvedimento di stop sulle sperimentazioni in corso. Romano adesso che farà?


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